L'Associazione Storico Modellisti Messinesi - A.S.M.M.- Ha sede in Via S. Camillo 20 - MESSINA -98122- tel.380 3188793 -- Riunisce appassionati di Messina, Sicilia e della vicina Calabria, fin dal 2010. E' una Associazione che tratta l'arte del modellismo in tutte le sue sfaccettature. Tratta anche la storia, ma con maggiore riguardo, quella di Messina. In questo SITO troverete oltre 5000 foto, con cartoline inerenti gli argomenti trattati negli articoli ed alle principali attivita' create dall'Associazione. Nelle varie categorie di lettura sono disponibili numerosi articoli di modellismo, cultura, storia, attualita', lingua siciliana. Come novita' tratta l'elettronica applicata al ferromodellismo ed alla robotica e si avvicina al mondo dei Quadricotteri, e per finire al mondo delle barche a vela e motoscafi con motore a scoppio ed elettrico.


27/02/2019


Elenco argomenti trattati sulla nostra pagina

MESSINA



30°)- Messinesi Illustri
29°)- Capo Peloro - Torre Faro un angolo di Messina e la sua storia
28°)- Deposizione di una Corona d'Alloro al Monumento alla Regina
          Elena

27°)- Messina nella seconda guerra mondiale con i suoi pochi rifuggi
26°)- Taormina Arte Festival del Film 1969-1986
25°)- Il "Teatro Mastrojeni", vent’anni di spettacoli per i messinesi
24°)- La Fiera di Messina: Punto d'incontro - tra Economia e Folclore
23°)- Una domenica al lago di Ganzirri
22°)- Aliscafi a Messina
21°)- Il Campanile del duomo di Messina.
20°)- Messina tanti anni orsono.
19°)- AAA.... Negozio di modellismo cercasi a Messina !!!
18°)- Mostra di Modellismo e militaria presso la Prefettura di Messina
          17°)- MESSINA la nuova Nave Ferroviaria per lo Stretto
16°)- Il Monte di Pietà
15°)- Castelli, Torri, Forti: una ricchezza abbandonata, emarginata, non
          capìta!!

14°)- Le Piazze di Messina, seconda parte , Messina Nord. Uno sguardo a
           Volo D'Uccello.

13°)- E Poi.... "c'è altro" dopo Piazza Cairoli ?? Vi sono altre piazze a
          Messina ???

12°)- Piazza Cairoli - già salotto buono di una Città!!!
11°)- LA MADONNA del porto di Messina ha 78 Anni.... e li FESTEGGERA'
          quasi al buio.

10°)- La zona Falcata, un simbolo e la forza di Messina
09°)- Una Strada, un nome, una gloriosa pagina di Storia di Messina
          (DUE).

08°)- Una Strada, un nome, una gloriosa pagina di Storia di Messina.
07°)- Un edificio ed una Chiesa distrutti dalla speculazione edilizia.
          (Collegio S. Ignazio)

06°)- La riviera Nord, o riviera Faro o dei laghi di Ganzirri.
05°)- Messina crocevia di mezzi di locomozione
04°)- I Tram a Messina prima del 28 dicembre 1908
03°)- I Tram a Messina dopo 28 dicembre 1908
02°)- Cartolina "Non eliminate la stazione di Messina" 25/02/2012
01°)- Messina medaglia d'oro al Valor Militare. Bombardamenti 1943






27/02/2019




MESSINESI ILLUSTRI


       Messina, città che ha visto tante persone, sia nate a Messina, che trasferitesi, ma che a tutti gli effetti sono da considerarsi messinesi di adozione, che l'hanno aiutata a risorgere, rilanciarsi o innalzarsi, dando quell'aiuto, di cui aveva bisogno, in un determinato momento, o illustrandola o amandola.
Parlare di queste persone non è facile, bisogna conoscerle e non scadere in luoghi comuni o farsi trascinare da simpatie, si deve essere precisi e, oltre a selezionarle, bisogna essere sintetici, con le informazioni essenziali, per non tediare chi legge.
Per prima cosa l'ordine, sarà alfabetico, se possibile, con il cognome avanti al nome di battesimo, per potere scorrere questa, che non vuole essere un mera elencazione, ma dei lampi sulla storia di Messina e su chi vi ha vissuto ed operato.
Sicuramente ne mancheranno diversi, di uomini illustri, l'elenco potrà essere aggiornato da chi legge, segnalando, sulla nostra email, eventuali personaggi sfuggiti.




ANTONELLO D'ANTONIO - ANTONELLO DA MESSINA- Sommo pittore messinese di fama mondiale (1430 - 1479) introdusse per primo in Italia la pittura ad olio, soggiornò per diverso tempo fuori da Messina in Lombardia e Veneto. A Messina soggiornò con la moglie in una casa di sua proprietà. Le sue numerose opere sono sparse in tutto il mondo in musei e raccolte. Ne ricordiamo alcune solo a titolo esemplificativo: L’annunciazione (Museo di Siracusa), Annunziata (Museo di Palermo), Polittico di San Gregorio ( Museo di Messina), Ritratto d'Ignoto (Museo Mandralisca di Cefalù), Ecce Homo (Museo di Piacenza), Pietà (museo Carrer di Venezia), Ritratto( Museo Civico di Torino), Due Madonne con Bambino, Crocifissione, e c.d. Autoritratto ( Galleria Nazionale di Londra), ecc. Nel 1953 nel Municipio di Messina fu allestita la "Mostra di Antonello da Messina e del 400 siciliano" che raccolse la maggior parte delle opere di Antonello.



ALOJSIO JUVARA TOMMASO - Incisore messinese, Messina 12/01/1809-Roma 28/05/1875 nipote del sommo Filippo Juvara, si dimostrò abile nel disegno sin da piccolo, fu alla scuola di Letterio Subba, per la sua abilità ebbe un assegno per studiare a Roma alla scuola di V. Camucci e P. Bettellini, in segno di gratitudine alla Città disegnò una Tavola "L'Ambasceria della Madonna della Lettera"; con altri aiuti municipali andò a Parma dal massimo incisore dell'epoca: il Toschi, rimase diversi anni a Parma e poi tornò nel 1834, a Messina fu nominato prof. Nella scuola di Incisione, separata da quella di disegno che restò al Subba. Dalla sua scuola uscirono valenti incisori. Avuta notizia che a Londra si facevano incisioni sull'acciaio, con un aiuto della Provincia andò in Inghilterra, e poi a Parigi per fare nuove esperienze. La sua fama era tale che fu chiamato a Napoli all'Istituto di belle Arti, accettò l'incarico dividendosi con Messina per l'insegnamento per metà anno. Ma gli impegni a Napoli lo assorbirono completamente. Fece in questo periodo "la Madonna della Regia" che gli valse una medaglia d'oro a Parigi. Nel 1870 passò a Roma alla regia Calcografia, dove la sua correttezza dette fastidio a diversi e non ostante difeso da molti, il suo equilibrio fu scosso tanto che il 29/05/1875 si suicidò.



BISAZZA FELICE- Poeta e traduttore messinese(1809-1867) non fu un poeta vigoroso ma un apprezzatissimi traduttore, nel 1851 ebbe la cattedra di Letteratura latina nella Università di Messina.



BONFIGLIO ANTONIO- Scultore e disegnatore, Messina 16/01/1895- Condrò (Me) 1995 centenario, dimenticato ed abbandonato. Perse la famiglia nel terremoto del 1908 e andò a studiare a Catania presso la scuola di Arti e Mestieri dove seguì corsi di intaglio del legno, si trasferì a Roma nel 1912 dove frequentò la scuola di plastica ed architettura del museo. Partecipò come soldato alla Grande Guerra e nel 1922 conseguì il titolo di Prof. di disegno Architettonico nell'Istituto di Belle Arti di Roma, poi rientrò a Messina , si distinse nella graduatoria per il Monumento ai Caduti, di carattere fiero e schivo, cominciò a partecipare a mostre e concorsi pe opere d'arte, come la biennale di Venezia dove partecipò con l'opera il Cieco che oggi si trova a Palermo. Per ricordare la sua partecipazione alla guerra ed i compagni caduti fece due opere a Messina un monumento alla Caserma Cotugno della Guardia di Finanza e il sarcofago del Milite Ignoto all'interno del Tempio di Cristo Re, Insegnò in Istituti d'Arte sia a Reggio Calabria che a Messina; tra le sue opere si ricordano: il busto di Antonello palazzo Municipale, il busto di Fulci, il monumento a Luigi Rizzo a Milazzo, il monumento a Martino, i busti presso la Camera di Commercio, un bassorilievo marmoreo inneggiante al lavoro nel palazzo ex Littorio, e molti altri, e per ultimo la sua Tomba con la Madonna ed un Cristo Morente a Condrò.



CALAMECH ANDREA o CALAMECCA- Scultore ed architetto fiorentino, lavorò a Messina alla fine del XVI secolo, tra le sue molteplici opere vanno ricordate la testa di Grifone e la Statua di Don Giovanni D'Austria, eretta nel 1572 ed arrivata sino ai nostri giorni, il pulpito del Duomo, molte altre opere sono state distrutte nei secoli anche dai terremoti. Il Susinno nella sua opera "Le vite dei pittori messinesi", parlando della fusione della statua di Don Giovanni D'Austria, racconta che il Calamech rimasto senza più un pezzo di metallo mentre faceva la colata della statua, subbi un tale spavento, che l'opera risultasse difettosa, da ammalarsi e morire prima di poterla vedere compiuta.

CALAPSO PASQUALE - Matematico (Carini 1872- Messina 1934) Fu uno dei massimi esponenti italiani della Geometria differenziale, nonché professore di Analisi infinitesimale nell'Università di Messina per molti anni.

CANNIZZZARO TOMMASO - Poeta e letterato messinese (1838-1921) Prese parte giovanissimo ai moti del 1860 con i Cacciatori del Faro, e seguì Garibaldi nella campagna di Sicilia. Fu uomo di vasta cultura letteraria, sia italiana che straniera, (conosceva: il russo, lo svedese, l'ungherese, il boemo, e parlava e scriveva in inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese) viaggiò molto in Italia ed all'estero avendo contatti con molti esponenti della cultura europei. Creò in casa propria una tipografia dove stampava le sue opere che distribuiva ad amici e conoscenti. Scrisse numerose raccolte di poesie e tradusse in italiano molte opere straniere. Ne 1904 pubblicò in terzine siciliane la Divina Commedia. La sua biblioteca passò al Comune di Messina nel 1925, e esiste ancora oggi, con l'aggiunta di altre opere, Come Biblioteca Comunale Tommaso Cannizzaro.(oggi nel palazzo della Cultura).

CASTELLI PIETRO- Romano di nascita ma come si chiamò lui stesso, messinese della patria adottiva. Fu lettore primario di medicina in Messina (secolo XVII). Nel 1639 fondò, a spese del Comune, l'antico orto botanico che chiamò "Hortus mensanensis" così citato dallo stesso in una sua opera del 1640. Questo orto, situato alle spalle dell'odierno Palazzo di Giustizia, fu distrutto dagli Spagnoli nel 1679, personaggio molto preparato ed impegnato a creare opere scientifiche per la Città.

CASTRONOVO ETTORE- Medico radiologo (Gesso-Messina 1894 - Messina 1954), si laureò in Medicina nell'Università di Padova, dove si specializzò in radiologia e fu uno dei pionieri, della specialità, di fama internazionale. Fu docente di Radiologia nella Università Messinese sin dal 1927,e per le radiazioni assorbite dovette subire l'amputazione di quattro dita delle mani ed una operazione di linfopatia. Scrisse numerose opere scientifiche, gli fu assegnata una medaglia d'oro dall'Università di Messina, ed un'altra medaglia alla memoria, gli fu conferita dal Presidente della Repubblica quale benemerito della Cultura. Fu volontario nella Grande Guerra, molto conosciuto in città, ebbe diversi allievi della sua specializzazione.

CATARA-LETTIERI ANTONIO- Patriota, filosofo, letterato; messinese (1809-1884) ancora diciassettenne venne imprigionato per le sue idee liberali, partecipò attivamente ai moti del 1848, fu posto al confino a Patti per diversi anni, e fu esule dopo la restaurazione Borbonica. Dopo il 1860 fu docente all'Università di Messina, fu Direttore della Scuola Tecnica e poi della Scuola Tecnica Antonello, fu Presidente dell'Accademia Peloritana di cui nel 1878 iniziò a pubblicarne gli Atti.

COSTA MARIA- Poetessa messinese (Messina 15/12/1926-messina 07/09/2016) Case Basse Paradiso, ha sempre scritto poesie in siciliano o in dialetti siciliani, di fronte al suo mare dello Stretto di Messina, le sue poesie sono riunite in diverse raccolte: Farfalle serali del 1978, Mosaico 1980, A prova ill'Ovu 1989, Cavaddu i Coppi 1993. La sua figura fu celebrata nel cortometraggio del regista messinese Fabio Schifilliti: "Come le onde", visse con la pensione sociale nella sua piccola casetta di Case Basse a Paradiso, oggi divenuta un piccolo Museo, sono state fatte numerose tesi di laurea sia in Atenei siciliani che italiani. Nelle sue poesie cantò la sua Messina distrutta dal terremoto, in dialetto messinese, è stata oggetto di servizi sia di TV italiane che straniere.



CUPPARI PIETRO- Agronomo, (Itala -ME- 1816 Pisa 1870) ritenuto il fondatore della moderna agronomia in Italia, laureato in medicina e filosofia nel1838 a Messina, si dedicò agli studi di agraria. A soli 28 anni andò a insegnare Agraria all'Università di Pisa, pubblicò numerose opere che ebbero grande successo e risonanza.

D'AMORE VINCENZO- Poeta, letterato, e patriota messinese (1809-1875), partecipò alle rivoluzioni del 1848 e del 1860. Fu autore di tragedie e di versi, celebri quelli scritti nel 1848 ,fece parte di diversi periodici messinesi come il "Innominato", "Spettatore Zancleo", "Sentinella del Peloro", fondò il giornale politico letterario "Il primo settembre". Come poeta vanno ricordate "Il Vessillo Nazionale" e "A Garibaldi". Visse i suoi ultimi anni con una piccola pensione della città di Messina, come poeta della città.



D'ARRIGO MONS. LETTERIO- Fu l'Arcivescovo di Messina nel terremoto del 1908, - nacque ad Itala (ME) il 15/11/1849-morì a Messina il 18/10/1922- su di lui cadde il peso del disastro, dell'assistenza ai terremotati e la ricostruzione in baracche, dopo gli scontri con il gen. Mazza che voleva distruggere Messina a cannonate, e con diversi altri ottenne che Messina andava ricostruita in loco. Fu lui cui toccò fare risorgere la chiesa messinese e avviare la vita cittadina su principi etici e morali, che la promiscuità post terremoto aveva compromesso, essendo difficile vivere dove manca tutto e con uno sciame sismico che durò per molto tempo, riportò lentamente la gente in chiesa con una buona parola ed un pasto caldo. Fece costruire il Collegio Pio XII e il palazzo Arcivescovile e Seminario. Dopo il terremoto ebbe, per alcuni anni, come vicario Don Luigi Orione e dopo il 1920 Angelo Paino suo successore.



ELENA PETROVICH NJEGSH- REGINA- Regina d'Italia, Cettigne Montenegro 1873 - Montpellier, Francia 1953, sposò nel 1896 Vittorio Emanuele, divenne Regina nel 1900. Immediatamente dopo il Terremoto del 28/12/1908 fu a Messina sulla corazzata Regina Elena a prestare soccorso ai messinesi, curando feriti, accogliendo orfani, aiutando famiglie in difficoltà, dimostrandosi donna energica e madre coraggiosa, prendendo a cuore il popolo messinese in difficoltà, imponendosi con decisione anche a Comandanti stranieri. L'aiuto fu concreto, venne a Messina più volte, fece realizzare dall'Esercito un villaggio autosufficiente (villaggio Regina Elena) per dare ai sopravvissuti una casa, un lavoro, una scuola, una vita dignitosa, accolse a Roma, nei migliori orfanotrofi, un grande numero di orfani e li seguì sino alla maggiore età e li avviò al lavoro, dette aiuto ai diseredati, e controllo personalmente o con suoi emissari che tutto funzionasse nel villaggio che portava il suo nome. A Messina esiste l'unico monumento a Lei dedicato, in Largo Seggiola, fatto con una pubblica sottoscrizione, curata dal settimanale "Settimana Incom Illustrata", dallo scultore fiorentino A Berti. La salma è stata traslata in provincia di Cuneo nel 2018. E’ in corso la causa per la sua Beatificazione.



EUSTOCHIO CALAFATO - ROMANO- Santa messinese, (1437-1491) Secondo la tradizione per non sposare il fidanzato imposto dai fratelli, si fece bruciare dal sole il viso, entrò in convento a Basicò, riuscì, dopo aspri contrasti con le consorelle, a fondare un convento di clarisse, a Messina dove oggi sorge il convento di "Monte Vergine", in via 24 Maggio. Nel terremoto dei 1908 andò distrutta solo parte della chiesa, mentre la teca con il suo Corpo rimase intatta. Dopo secoli in cui fu venerata come Beata, fu fatta Santa da Papa Giovanni Paolo II che visitò il convento, dove e visibile il corpo incorrotto. Si dice che Antonello da Messina conobbe la Santa e la ritrasse in una delle sue opere.

FALCONIERI CARLO- Architetto (Messina 1806-Roma 1891) Collaborò con diversi periodici e partecipò alla rivolta del 1848 e fu costretto ad allontanarsi dopo la restaurazione. Molto apprezzato come architetto, nel 1842 il senato gli affidò la realizzazione di una fontana che fu realizzata l’anno successivo e posta in piazza Ottagona sino al terremoto del 1908, oggi è posta in largo Basicò. Collaborò alla realizzazione del teatro Santa Elisabetta (oggi Vittorio Emanuele), diresse i lavori del Trasferimento della Capitale da Torino a Firenze.



FERRAMOLINO ANTONIO O SFERRANDINO- Da Bergamo, architetto ed ingegnere, esperto in fortificazioni, fu chiamato dal senato messinese che intendeva ampliare la cinta muraria esistente e di aggiungere fortificazioni intorno alla città. Il Ferramolino fu chiamato a dirigere i lavori come ingegnere della reggia Corte insieme a Domenico Giuntalocchi da Prato, ingegnere della Città. Nella loro opera furono coadiuvati dal messinese Francesco Maurolico e dallo scultore fiorentino Gian Angelo Montorsoli. Il Ferramolino realizzo anche il Forte Gonzaga, il forte Don Blasco, e Torre Vittoria (i cui ultimi resti furono eliminati verso il1970 per fare posto ad una cooperativa edilizia), collaborò poi a progettare e realizzare in parte la Real Cittadella.



FULCI LUDOVICO - giurista e uomo politico (1850-1934), professore di diritto nel nostro Ateneo, curò numerose pubblicazioni giuridiche, fu deputato e senatore, un suo busto di bronzo è stato eretto in una piazza a lui dedicata, l'opera è dello scultore A. Bonfiglio. Fu un sostenitore della sua Messina cui fu sempre legato.



GALLO CAIO DOMENICO- Storico e letterato messinese (1692-1780) fu segretario del Senato messinese, scrisse diverse opere ma la più importante ed interessante per i messinesi sono gli "Annali della Città di Messina" in quattro volumi stampati tra il 1756 ed il 1775, ristampati tra 1877ed il 1882 da Andrea Vayola. L'opera redatta con la classica forma annalistica, parla della nostra Città dal periodo mitico al 1745, inserendo fatti leggende e personaggi che vennero a contatto con Messina e che vissero o operarono in Città. Gaetano Oliva continuò gli annali del Gallo con altri quattro volumi sui fatti di Messina sino al 1860.

GIURBA MARIO- Giurista messinese (1565-1649) si laureò in diritto all'Università di Padova, a Messina fu giudice della corte straticoziale e pubblicò diverse opere tanto da renderlo la figura più rappresentativa della giurisprudenza della Sicilia dell'epoca.

GRANO GAETANO- Monsignore, letterato e storico messinese (1754-1828) fu priore della Chiesa Santa Maria la Latina, studiò molti settori della cultura, tanto da renderlo famoso e da fargli attribuire diversi incarichi, tra cui quello di componente la commissione per la compilazione dei Codici del Regno delle Due Sicilie. Fu deputato al Parlamento nel 1812, diede impulso agli studi di numismatica, e di diplomatica cittadina; scrisse tra le altre opere: Memorie dei pittori messinesi (Napoli 1792), Il comune di Messina al Parlamento (Messina 1814) ed altre opere.



GUARINO GIUSEPPE - Cardinale, nacque a Montedoro (Caltanissetta) nel 1827, fu Arcivescovo di Messina dal 1875 al 1897 anno della sua morte. Si prodigò con tutte le sue forze per aiutare la popolazione colpita dal colera nel 1887, ebbe la berretta Cardinalizia nel 1893.Fu il fondatore delle "Apostole della Sacra Famiglia".

GULLI’ SIMONE- Architetto messinese (1585-1657) studiò prima a Messina e poi a Roma dove divenne celebre tanto da essere richiamato a Messina per ricoprire la carica di ingegnere ed architetto. Progettò il tempio di Grotte e poi la prima "Palazzata" detta a "Teatro Marittimo". Molti suoi progetti furono eseguiti dopo la sua morte.



JACI ANTONIO MARIA- Matematico, astronomo messinese (1739-1815), rimasto orfano ancora ragazzo poté studiare con i mezzi forniti da uno zio materno e si laureò in fisica, matematica e medicina a 18 anni, fu ordinato sacerdote nel 1765.Visse in uno stato di indigenza che non gli consentì di sperimentare quello che aveva scoperto e progettato, nel 1802 costruì la meridiana nel Duomo di Messina. È da considerare un uno dei più grandi uomini messinesi. Purtroppo dopo la morte le sue opere ed i suoi scritti andarono distrutti in un incendio in casa del nipote.



JUVARA FILIPPO- Architetto, o Juvarra (Messina 1678 Madrid 1736) Dopo un periodo di lavoro a Messina andò a Roma dove frequentò lo studio di Carlo Fontana creando opere di architettura, fu anche s Lucca e Firenze, nel 1714 ritornò a Messina chiamato da Vittorio Amedeo II di Savoia che gli affidò il completamento del Palazzo Reale, nello stesso anno seguì il principe di Savoia a Torino dove, come architetto di corte, rimase 20 anni. A Torino eseguì molte opere tra cui la Basilica di Superga, la Cappella di Venaria palazzo Madama, e la facciata del Palazzo Carignano. Nel 1735 partì per Madrid dove eseguì i disegni del Palazzo Reale. Morì l'anno successivo a soli 58 anni.

< LA CORTE CAILLER GAETANO- Storico e personaggio erudito messinese(1874-1933)si occupò di ricerche storiche locali specialmente nel campo della pittura, realizzò diversi documenti in cui mise in luce la figura di Antonello e smentì la diceria che la sua tomba fosse a Venezia, ma a Messina. Si impegnò nel recupero di opere d'arte dopo il terremoto facendo si che molte furono salvate e catalogate. Fece rinascere con il suo fattivo apporto la tradizionale festa della Vara e dei Giganti, fatti restaurare, ed altre feste tradizionali cittadine dopo l'interruzione del sisma.



LA FARINA GIUSEPPE- Patriota e scrittore messinese (Messina 1815 - Torino 1863) fu un grande patriota messinese, costretto ad andare esule dopo i moti del 1837, rientrò per una amnistia l'anno successivo, nuovamente esule andò in tosca, da dove tornò nel febbraio 1848 per dare il suo apporto ai moti rivoluzionari. Fece parte del governo siciliano come ministro dell'Istruzione e della Guerra, caduta Palermo in mano dei Borboni fu a Marsiglia e Parigi e poi a Torino dove fondò la “Società Nazionale”. Morì a Torino, la sua salma fu traslata a Messina nel Cimitero Monumentale nel Famedio il 22/03/1872 (oggi in stato di abbandono). Tra le sue opere "Messina e suoi monumenti" ( Messina Fiumara 1840), "Matteo Polizzi" dramma storico (Firenze 1845), "Storia d'Italia narrato al "Popolo Italiano (568-1815)" (Firenze 1846-54 vol. n.7), "Storia d'Italia dal 1815 al 1850" (Torino 1851-52 vol.6) e diversi altri.



LANZETTA ANTONIO - Patriota siciliano(Palermo1812 - Marsiglia 1854) combatté valorosamente e con molto impegno, nel 1848, per la difesa di Messina contro le truppe Borboniche comandate dal Filangeri, nominato "Artigliere del Popolo" caduta Messina andò a Trapani dove combatté anche li, caduta anche questa città, andò esule a Malta ed infine a Marsiglia dove morì di colera.

LOMBARDO PELLEGRINO ETTORE - Avvocato ed uomo politico messinese (1866-1952), professore di Diritto Costituzionale e deputato al Parlamento, fu dichiarato decaduto da ambedue le cariche per il suo atteggiamento antifascista. Dopo il 1944 fece parte della Consulta Nazionale, e fondò il partito laburista italiano; ebbe la cattedra di Diritto Costituzionale, curò diverse pubblicazioni.

LONGO GIACOMO- Avvocato (Messina 1658-Palermo 1738), esercitò la sua professione a Palermo, dove ebbe numerosissime cariche pubbliche, come quella di giudice del Real Concistoro, Dl supremo Tribunale della Monarchia, non volendo altre carche si fece sacerdote. Alla sua morte donò la sua biblioteca al clero messinese, fu collocata a disposizione del pubblico, nel Palazzo della Regia Udienza in piazza Duomo.

LO SARDO FRANCESCO- Avvocato e uomo politico, nacque a Naso(ME)il 22/05/1871, fu organizzatore del fascio nasitano, fu anarchico ed infine comunista, e sindacalista a Messina. Nel 1924 fu eletto deputato, per il suo antifascismo nel 1926 fu privato dell'immunità parlamentare e rinchiuso nel carcere di Poggioreale a Napoli dove morì il 30/05/1931.



MARTINO ANTONIO - Uomo politico messinese (1855-1935) fu avvocato e politico, fu sia consigliere provinciale e comunale per diverse volte e sindaco di Messina, si batté per la realizzazione del civico acquedotto e fece realizzare una guida in occasione del Congresso di Messina dei Sindaci italiani del 1902.



MARTINO GAETANO- Docente universitario di medicina e ministro (Messina 25/11/1900 - Roma 21/07/1967) ricercatore, studiò anche all'estero, Docente di Chimica Biologica all'Università di Messina ne fu Rettore dal 1943 al 1954, fu anche Rettore della Sapienza a Roma dal 1966 al 1967; dal 1948 fu Deputato alla Camera, per il partito Liberale Italiano, fu vice presidente della Camera anche nel 1953, nel Governo Scelba fu ministro della Pubblica Istruzione, e nei governi successivi Ministro degli affari Esteri, sino al 1957. Fu promotore della Conferenza di Messina della CECA (primo/tre giugno 1955) e del Trattato di Roma nel 1956, fu deputato al Parlamento Europeo, si interessò per la città di Messina facendo Realizzare il Policlinico Universitario che fu a Lui Intitolato, fece realizzare la variante alla vecchia ss.114 da Messina a Giampilieri, diede sviluppo all'Università appoggiando la creazioni di nuove facoltà anche in altre zone cittadine.

MAUROLICO FRANCESCO- Matematico, storico, filosofo, naturalista messinese (1494-1575) fu un umanista dalla mente poliedrica, si occupò di conoscere quasi tutto lo scibile dell'epoca, con una acutezza che lo rese famoso in tutta Italia. Lasciò studi di astronomia, geometria, fisica , matematica, storia e filosofia, e sulla fauna marina dello Stretto, costruì vari nodelli di studio e di osservazione, quadranti, astrolabi, congegni idraulici ed orologi. Si occupò di teologia, consigliando ai padri del concilio di Trento la correzione del Breviario Romano, è stato ordinato sacerdote nel 1521, fu anche poeta e consigliere del Ferramolino nella costruzioni di fortificazioni, purtroppo la maggior parte delle sue opere andò distrutta, dei suoi lavori è molto importante "Sicanicarum rerum compendium".

MINUTOLI GIACOMO- Architetto e sacerdote messinese (1768-1827) a lui fu affidata la ricostruzione di Messina dal terremoto del 1783 in quanto aveva studiato architettura a Roma e aveva dimostrato un particolare gusto artistico. Fu autore di molti progetti tra cui quello della Palazzata, eseguita solo in parte perché molto costosa, del Palazzo Municipale, con gli architetti Tadì ed Arena, della strada Ferdinanda (oggi Garibaldi) e dell'ampliamento verso sud-est di Piazza Duomo, e di molti palazzi privati.



MONTORSOLI ANGELO GIOVANNI- Scultore, (Firenze 1507-1563) fu allievo di Michelangelo, lavorò sia Firenze, Roma, Genova, Padova , Venezia, la sua fama lo portò ad essere chiamato dal Senato Messinese ad abbellire Messina nel 1537, e cominciò con ideare l’Apostolato del Duomo distrutto varie volte ma sempre unico. Costruì la fontana di Orione per celebrare l'acquedotto del Camaro (1550), in piazza Duomo, la fontana del Nettuno(1557) il cui originale è conservato al Museo di Messina, la lanterna detta del Montorsoli sulla Falce (prima detta del Garofalo) e tante altre opere sparse in provincia di Messina ed a Genova.

NATOLI GIUSEPPE- Patriota e giureconsulto messinese (1807 - 1867) prese parte ai moti del 1847-1848, dopo i quali riparò in Piemonte. Accorso in Sicilia nel 1860, fu nominato da Garibaldi ministro degli affari Esteri, fu eletto deputato e fu Ministro dell'Agricoltura, Industria e Commercio nel governo Cavour, e ministro dell'Interno e Pubblica Istruzione nel governo La Marmora, fu poi nominato senatore ma la sua vita fu stroncata dal colera nel 1867.

OLIVA GAETANO- Storico e letterato messinese (1843-1938) continuò gli "Annali" di Caio Domenico Gallo, aggiungendo altri quattro volumi dal 1746 al 1860, l'opera redatta in forma più moderna ma sempre in forma di annali. Scrisse altre opere, e fu bibliotecario della Biblioteca Universitaria che riordinò dopo il terremoto del 1908.



ORIONE GIOVANNI LUIGI- Santo, sacerdote,(Pontecurone del Piemonte 1872 –Sanremo 1940) fondatore delle "Piccola opera della Divina Provvidenza" fu inviato a Messina, dal Papa, come vicario del vescovo Mons. Letterio D'Arrigo, carica che resse per oltre quattro anni e dove conobbe Padre Annibale Maria di Francia, a Messina fondò un istituto. Fu fatto Santo da Papa Giovanni Paolo II

PANCALDO EMANUELE– Patriota messinese (1800 - 1893) prese parte nel 1821 ai moti di Napoli, divenuto mazziniano aderì alla Giovane Italia, e partecipò alla rivoluzione del 1848 di cui fu uno dei più validi sostenitori, invitò Garibaldi in Sicilia, nel 1859. Fu arrestato e condannato a morte, fu liberato l'anno successivo e divenne Governatore di Messina, nel 1863 fu deputato al parlamento Nazionale. A lui si deve la triplice elezione nel 1867 di Mazzini, che gli consenti di avere condonata la condanna a Morte.



PADRE ANNIBALE MARIA DI FRANCIA- Santo messinese, sacerdote (1851-1927) fu il fondatore dei Rogazionisti, le cui istituzioni si diffusero in Italia e nel Mondo, le attività del canonico detto "Padre Francia" si esplicarono nel quartiere Avignone (oggi Via Cesare Battisti) dove volle realizzare il Santuario dedicato a S. Antonio da Padova, raccolse molti orfani e diede loro aiuto ed una istruzione o un mestiere. Dette vita anche ad un settore femminile con Le Figlie del Divino Zelo e fece ricostruire la chiesa dello Spirito Santo semidistrutta dal terremoto, espanse la sua attività con altri Istituti, in Italia principalmente in Puglia, dove andò dopo il terremoto, altri sorsero anche dopo la sua morte. Fu fatto santo dal Papa Giovanni Paolo II, che nel suo viaggio a Messina, visitò e pregò sulla sua tomba. Si ricorda per il miracolo delle Gardenie e per il "Pane di Padre Francia" e per l'aiuto agli orfani ed alle famiglie indigenti specialmente nel Quartiere Avignone.



PAINO ANGELO MOS.– Vescovo di Messina (Santa Marina Salina – Lipari-21/giu./1870 Messina 29/lug./1967) si laureò a Napoli in teologia ed ebbe poi a Messina la laurea in filosofia honoris cause. Fu nominato Vescovo di Lipari nel 1909 dove operò riassettando le parrocchie e portando avanti la Diocesi. Partecipò alla Prima guerra Mondiale. Fu nominato sub secreto ausiliare di monsig. D'Arrigo nel 10/01/1921, con diritto di successione, divenne l'arcivescovo di Messina dal 1923 e resse l'incarico sino al 1963 quando furono accolte le sue dimissione per età. A Messina ebbe il titolo "di ricostruttore" avendo ricostruito 132 chiese ed altrettante canoniche, ampliate e ristrutturate altre 72 chiese, 10 asili due Biblioteche e due Seminari, tra le biblioteche ricordiamo la "Painiana" con oltre 50.000 volumi, ricostruì la Cattedrale e il campanile con l'orologio astronomico e nel duomo fece realizzare per ben due volte un grandissimo Organo con 5 tastiere della ditta Tamburini, dovette ricostruire la Cattedrale dopo la Seconda Guerra Mondiale in quanto, colpita più volte da spezzoni incendiari, bruciò per tre giorni. Fece costruire il Sacrario Militare di Cristo Re, L'Ignatianum, Collereale, il Seminario ed il Palazzo Arcivescovile. Fece erigere la Stele Votiva alla Madonna della Lettera all'Ingresso del porto con marmi siciliani, e la stessa fu illuminata, con un segnale radio ideato da Guglielmo Marconi, dal Papa Pio XII direttamente da Roma. Fu un uomo parco e visse sempre in povertà anche se aiutò tutti, ed inserì in seminario centinaia di giovani di cui solo una parte divenne sacerdote, mentre gli altri compirono gli studi. Dopo le dimissioni, si ritirò in Seminario, dove continuò a lavorare sino alla morte. E’ sepolto nella Cattedrale che fece ricostruire.

PANEBIANCO MICHELE- Pittore,(Messina 1806-1873) fu uno dei più celebri della sua epoca, a Messina studiò sotto il Suba, andò a Roma con i sussidi dl Comune, e dopo anche a Venezia; ebbe la cattedra di Disegno nella nostra Università e dalla sua scuola uscirono valenti artisti. Notevoli e numerose la sue opere, tra cui si ricordano “l’Attacco dei Saraceni coi Cavalieri della Stella che accompagnano in "Santissimo Sacramento", "La Battaglia di Milazzo" ed altri.

PELLEGRINO LUIGI– patriota e chimico messinese (1819-1883) professore di chimica applicata all'Università di Messina, fu distratto dagli studi, in cui eccelleva, dalla politica, partecipo con impeto ai moti del 1847-1848, ed a Palermo accusò il governo siciliano di non difendere l'isola con sufficiente energia, per tale motivo fu mandato al confino a Trapani; restaurati i Borboni partì esule. Nel 1856 ritornò in Sicilia per organizzare la rivoluzione con il programma "Libertà ed indipendenza dall'Italia" scoperto, fu condannato a 18 anni di carcere duro, venne liberato nel 1860, non volle ricompensa alcuna, ma riprese la sua Cattedra di chimica all'Università di Messina. Fu Consigliere comunale e provinciale e Deputato al Parlamento Nazionale.

PRACANICA ANTONIO- Patriota messinese (Messina 1815 - Odessa 1854) fu uno dei protagonisti dei moti del 01/09/1847 durante il quale comandò una squadra, Condannato a morte in contumacia, visse per qualche tempo in Inghilterra, da dove tornò in Sicilia nel 1848, fu comandante generale delle armi di Messina, combatté valorosamente, sino alla caduta della Città, dopo passò a difendere Taormina, e Catania, Dopo la vittoria dei Borboni fu esule prima a Parigi e poi ad Odessa.

PUGLIATTI SALVATORE- Giurista, musicologo, letterato (Messina 13-03-1903 / Ragusa 22-05-1976) di umili origini, frequentò la scuola Tecnica Antonello, poi l'Istituto Tecnico Jaci, dove si diplomò ragioniere, prese a Catania la maturità classica per potersi iscrivere a Giurisprudenza all'Università di Messina dove si laureò e poi prese la Libera Docenza. Fu docente di Diritto Civile nella stessa Università ed insegno anche musicologia alla facoltà di Lettere. Fu rettore dell'Università di Messina dal 1955 al 1976, creò il Centro Universitario Sportivo e fu partecipe della Goliardia della festa della Matricola. Fu compagno di scuola di Quasimodo e di La Pira, fu un grande umanista e scrisse molte opere sia di contenuto storico che letterario, oltre che giuridiche. Morì a Ragusa mentre presiedeva una giuria di un premio letterario.



QUASIMODO SALVATORE- Poeta e traduttore (Modica 20-ago-1901—Napoli 14-giu-1968) Tumulato a Milano. A pochi mesi dalla nascita la madre ed i figli si trasferirono a Roccalumera (ME) in casa del nonno paterno in quanto a Modica vi era stata una alluvione, il padre restò a prestare servizio come capostazione. Nel 1908 il padre fu inviato a Messina, sempre come Capo Stazione e Salvatore e la madre vissero un periodo in un carro ferroviario. Studiò a Messina presso la scuola tecnica Antonello poi si trasferì a Palermo, per tornare a Messina e frequentare l'Istituto Tecnico Jaci, dove si diplomò geometra, e dove conobbe Salvatore Pugliatti e Sergio La Pira. Si Trasferì a Roma per frequentare la facoltà di ingegneria e fu un periodo di ristrettezze economiche, studiò il greco e scrisse poesie collaborando con riviste letterarie, La situazione si rasserenò quando fu assunto come geometra al Genio Civile e fu mandato a Reggio Calabria, continuò a scrivere e poi fu trasferito a Genova e dopo a Milano dove fu assegnato a Sondrio. Continuò a scrivere a tradurre opere e nel 1959 ottenne il Premio Nobel per la Letteratura. Mori a Napoli dove presiedeva una giuria letteraria.

SCIVA GIUSEPPE– Patriota messinese, artigiano, (1820- 1847) calzolaio con bottega in via Austria (oggi I Settembre) si trovò coinvolto negli scontri del 1/09/1847 in quanto i combattimenti si svolsero vicino il suo posto di lavoro, arrestato e processato fu invitato a fare i nomi dei rivoltosi, lui fece silo quelli che erano nella lista della polizia come fuggiti all'estero, fu fucilato dai soldati Borbonici il 02/10/1847 nel piano Terranova, unico giustiziato di tutti i moti del 1847.

SEGUENZA GIUSEPPE –Scienziato messinese,(1833-1889) sebbene diplomato farmacista, si occupò di molte scienze, tra cui mineralogia, botanica, geografia, paleontologia, con queste ultime due ebbe fama mondiale, ebbe diversi premi e riconoscimenti in Italia ed all'Estero. Fu docente di geografia e mineralogia all'Università di Messina.

< SUBBA LETTERIO - Patriota, disegnatore ed incisore (1779-1860) Si dedicò alla scultura ed alla pittura, all'incisione ed all'architettura. Resse la scuola di incisione e disegno ed ebbe quale alunno Alojsio Juvara Tommaso, ed altri artisti messinesi. Resse dopo la scuola di Disegno mentre quella di incisione andò al suo allievo Alojsio.

TROMBETTA FRANCESCO– Chirurgo messinese,(1843-1898) fu professore di clinica chirurgica all'Università di Messina, i suoi numerosi lavori e le sue ardite operazioni gli dettero una notorietà che valicò i confini della Sicilia.

TURINGA CAMIOLA O CAMEOLA - Nobildonna messinese (1310?-1345), donna vedova, molto bella e ricca, si racconta che il Re Pietro II aveva mandato il fratello bastardo Rolando a combattere contro Roberto d'Angiò che assediava Lipari, Rolando fu sconfitto e catturato e fu portato a Napoli e fu chiesto un riscatto che il Pietro II non volle pagare ritenendo il fratello bastardo responsabile della sconfitta per negligenza. Camiola si offrì di pagare il riscatto di duemila onze, con in cambio la promessa di matrimonio di Rolando, questi accettò l'accordo, redatto in forma solenne, ma pagato il riscatto e liberato il prigioniero, questi non volle onorare l'impegno ritenendo di essere sempre nobile e non potere sposare una Donna qualsiasi. Camiola si rivolse ai giudici ed ebbe ragione, ed anche il Re le diete ragione. Fissato il giorno del matrimonio Camiola rifiutò di convolare a nozze e regalò la somma del riscatto a Rolando dicendo che era un uomo ingrato, che mancava di parola, ed un indegno. Con il resto delle sue sostanze costruì un convento a Basicò e prese l'abito monacale. Di questa storia ne parla il Gallo negli Annali, e trassero spunto il Boccaccio e Wiliam Shachespeare per delle opere. (molto rumore per nulla).

VALORE ALESSIO- Poeta e pubblicista messinese (1846- 1908) fu il fondatore ed il direttore del giornale "il Marchesino", fu collaboratore di altri giornali tra i quali: "il politico Italiano", "La Gazzetta di Messina", "Cronaca rosa".

PAGNOCCO-DE SALVO ANTONIO- Patriota messinese, prese parte ai moti del 01-09-1847 e successivamente ai moti del 1848, capo squadra di un gruppo di combattenti detti "Vittoria o Morte" con la scritta sul cappello "Vincere o Morire", combatté contro le truppe del Generale Filangeri e cadde nella difesa del villaggio di Gazzi il 06-09-1848. Il Parlamento Siciliano commemorò il Pagnocco definendolo "uomo di smisurato valore".



BENSAJA GIUSEPPE- Bensaja, patriota messinese, appartenente ad una famiglia di patrioti, morì nella rivolta del 1848, dopo un combattimento accanito, mentre piantava la Bandiera sul Forte di Porta Real Basso tenuto dai Borbonici (febbraio 1848). Appena avuta la notizia della morte del figlio il padre Salvatore ebbe un mancamento, ma ripresosi gridò "Cittadini mio figlio è morto gloriosamente per la salute della Patria, io non devo piangere per lui. Mi restano ancora tre figli per vendicarne la morte, gridiamo tutti. Viva la Patria". Il Bensaja continuò a spronare i concittadini a combattere, e (nell'agosto 1848) chiamava alle armi tutti i cittadini mentre i Borboni si apprestavano a soffocare nel sangue la rivolta.



DONATO ROSA- Nata Rosso, eroina e patriota messinese, (1808-1867), perduti tutti i suoi familiari ripose tutto il suo amore nella Patria. Nel 1848 combatté, come artigliere, difendendo la batteria dei "Pizzillari" ( sita vicino il torrente Portalegna oggi Tommaso Cannizzaro) e non potendo contenere l'assalto dei soldati Borbonici diede fuoco ad una cassa di munizione che esplodendo uccise numerosi saldati, mentre Rosa fu gettata, ferita a colpi di baionetta, fuori le mura della Città, dove si finse morta, poi riuscì a fuggire da Messina, già occupata dai Borboni, ed insieme a Lanzetta riuscì a raggiungere Palermo. Fu definita per la sua azione "Cannunera del Popolo". Qui gli dettero il comando di due cannoni ma non poté usarli per la resa di Palermo, ritornò a Messina dove le era stata promessa l'amnistia, ma fu arrestata ed incarcerata per 15 mesi, trascorse gli ultimi anni della sua vita miseramente, con un sussidio del comune di Messina e chiedendo qualche moneta agli universitari che considerava il futuro della Nazione.

BOLOGNARI CALCAGNO GIUSEPPA– patriota,(nata a Barcellona ME 1814 -1885) fu tra i protagonisti della rivolta di Catania nel 1860, dopo lo sbarco di Garibaldi i catanesi ritennero di favorire l’avanzata insorgendo, Giuseppa si impossessò di un cannone e sparò sui soldati borbonici, asserragliati in un palazzo riuscirono a impossessarsi di un secondo cannone con una corda, ma esaurite le munizione Peppa fu costretta ad usare un espediente per ingannare i soldati facendo credere che il cannone fosse sfiammato e quando questi attaccarono, allora sparò realmente uccidendone molti. Dovette scappare sino all'arrivo dei garibaldini, l'episodio le valse il nome di "Peppa a Cannunera". Visse poi una vita sregolata, vestendo da uomo e giocando nei locali.

Ci fermiamo qui!
Alla fine sono stati inseriti solo alcuni dei patrioti del risorgimento messinese, ritenendoli Messinesi illustri o per l'operato o per fama. Come detto, quelli che dovessero mancare, possono essere inseriti dietro segnalazione alla nostra email. Non riteniamo di essere stati esaustivi nelle notizie, e nell'elenca_ zione, e ce ne scusiamo, in quanto questo vuol essere solo un ricordo, "a Volo d’Uccello, come nelle vecchie cartoline, quando non esistevano le foto aeree," men che meno una biografia.
Non sono stati inseriti i Caduti della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, anche se insigniti di medaglie, che eventualmente faranno capo ad un altro articolo successivamente.


A cura di Francesco Spadaro.



28/02/2019


La zona Falcata, un simbolo e la forza di Messina



Se Messina esiste lo deve al luogo creato dalla natura e scelto dai nostri progenitori, che videro questo porto naturale, in uno Stretto pericoloso, ma amico, in quanto pescoso e punto di passaggio che consentiva di commerciare e di contattare popoli di diversa etnia, di tutto il Mediterraneo consentendo alle popolazioni, stanziatesi in questo luogo, di prosperare ed espandersi.



Ma con il passare del tempo la ricchezza della città e del suo porto suscitarono appetiti ai predoni, pirati e forze di varie nazioni che volevano occupare siti strategicamente importanti, o semplicemente depredarli.



Così da sempre Messina si cinse di mura, torri, castelli, per difendersi e mantenere la propria autonomia. Con l'evolversi dell’artiglieria, e delle armi da fuoco in generale, divenne necessario difendere anche il porto e la zona falcata, in quanto il commercio gravava sul porto.



Ai tempi della guerra del Vespro nella zona falcata esisteva la Torre di Sant'Anna per difendere l'imboccatura del porto e durante la guerra del Vespro il porto veniva chiuso, di notte, con una spessa catena che, dall'odierna foce del torrente Boccetta, veniva bloccata alla Torre di S. Anna, catena che fu venduta durante una carestia nel 1392.



Vicino alla Torre di S. Anna sorgeva il Monastero Basiliano di San Salvatore dei Greci, queste due strutture erano le principali costruzioni che esistevano nella Zona Falcata agli inizi del 1500.



La situazione si evolve con l'ingresso di Carlo V a Messina, reduce da vittorie contro l'Impero Ottomano che vuole espandersi ad Occidente, Carlo V stabilisce che bisogna fortificare le piazzeforti della Sicilia e Messina in particolare. Vengono realizzate delle possenti mura integrate a quelle pre-esistenti, migliorati i forti e i castelli esistenti, create nuove fortezze fuori le mura, e ci si dedica anche a fortificare la zona falcata e proteggere adeguatamente il porto.



Le opere sono affidate al coordinamento del Viceré Don Ferrante Gonzaga che a prescindere dai lavori in città (Costruzione del Grande Ospedale Civile, Acquedotti, Mura, Fortezze, Castello Gonzaga sulle colline) crea, sulla spiaggia di Mare Grosso, Il Bastione Don Blasco per tutela da attacchi Moreschi, e il forte San Salvatore.



I monaci Basiliani si trasferirono dove sorge l'odierno nuovo Museo, alle foci del Torrente Annunziata, dove edificarono un ampio Monastero e una chiesa dedicata a San Salvatore dei Greci, entrambi crollarono nel terremoto del 1908, con diversi morti della Guardia di Finanza, in quanto il monastero era stato requisito nel 1864 ed usato come caserma e scuola della Finanza.



Furono chiamati a edificare le difese della Città Antonio Ferramolino, coadiuvato dall'ing. Domenico Giuntalocchi, mentre il Montorsoli progettò il Faro di San Raineri, fu consultato per le opere militari da erigere, anche Francesco Maurolico. Nel 1557 era stata posta sul molo del porto la fontana del Nettuno. La città così fortificata accolse l’armata di Don Giovanni d’Austria, pronta a partire per la battaglia di Lepanto del 1571. Nel 1622 Emanuele Filiberto ordinava di edificare la Palazzata sul lungo-porto.



Di fronte al San Salvatore viene realizzata la fortezza della porta Real Basso che consentiva, con il Forte dirimpettaio, di chiudere il porto, anche con catene, nei momenti di crisi, di impedire l'accesso al porto e difendere le navi che erano all'ancora.



La costruzione del Forte San Salvatore inizia nel 1546 con la eliminazione del vetusto monastero, e viene inglobata, nella nuova fortezza, anche la vecchia Torre di S. Anna creando un baluardo a forma circolare con le mura a picco sul mare che chiude la punta della falce con le feritoie a "bocca di lupo" abbastanza basse per colpire le navi nemiche sia nell'opera morta che nelle sartie. Nella parte lato nord era situata la polveriera esplosa nel 1549, a giro le postazioni di artiglierie, posti di combattimento isolati, come se si trattasse di una nave, con maggiore sicurezza e funzionalità in quanto in caso venisse colpita una postazione non incideva su quella vicina, date le spesse mura che le separavano, e con la possibilità di mettere pezzi anche sui bastioni esterni merlati, a cielo aperto come sul ponte di una nave.



All'interno i lavori si sono susseguiti nel tempo, furono realizzate diverse porte monumentali con postazioni per fanti, per una difesa interna dei vari passaggi. Sulla struttura originaria furono aggiunte nel tempo diverse altre postazioni di artiglieria per aumentare il volume di fuoco e coprire sia il lato mare che il porto.



La parte circolare, detta forte Campana, è stata ristrutturata da recente e si sono scoperte tracce dell'antica Torre di Sant'Anna, mentre sono state fatte anche opere di consolidamento delle mura e della base della Stele della Madonna del porto, edificata nei primi anni trenta ed inaugurata nel 1934.



Il forte oltre allo scambio di colpi nelle varie rivolte di Messina (1821-1848 e campagna garibaldina 1860) ed allo scoppio della Santa Barbara, ha subito attacchi e conseguenti gravi danni nel 1718/19 (Piemontesi ed Austriaci) e 1734/35 (Carlo III), ha subito due terremoti catastrofici (1783 e 1908) che portarono, negli anni 10, per economia, all'abbattimento della parte di muraglioni prospiciente il porto e l'assegnazione dal 1913 di tutta l'area alla Regia Marina che la ristrutturò totalmente e fece di Messina una base importante tanto da essere sede anche nella seconda guerra mondiale della III Divisione Incrociatori Pesanti.



Altra opera, iniziata con il fine di erigere un faro nella penisola di San Ranieri per aiutare i naviganti, ed indicare loro la via per tenersi lontani dai gorghi, è la Lanterna del Montorsoli, anche se vi erano tracce di fari realizzati in periodi precedenti, l'opera che tiene conto della necessità di non interferire con gli orizzonti di fuoco delle artiglierie, fu realizzata nel 1555 come sembrerebbe affermare una iscrizione del Maurolico. Per il luogo dove è edificata, per le finestre a bocca di lupo, assume ben presto anche carattere militare e venne rinforzata, in epoche successive, da baluardi che in parte nascondono l'opera, semplice ma molto bella per la forma a tronco di piramide con le pareti a declivio e bugnate con pietra. Fossati e muri di difesa, oltre altre opere contigue per posizionare ulteriori pezzi di artiglieria, rivolti verso lo Stretto, non sminuiscono il manufatto che resta tra i meglio conservati della Falce. Oggi la lanterna si nota poco essendo stata circondata da altri insediamenti, militari, oltre una macchia di alti alberi, ma, vista in immagini di fine ottocento, con ampi spazzi liberi, da una impressione di sobrietà e di forza molto accentuata.



L'opera per eccellenza della falce, per la sua forza e la sua portanza e senza dubbio alcuno la Cittadella. Già nel 1671 il Vicerè Principe di Ligne inizia una ricognizione delle opere fortificate esistenti in Sicilia e si fa accompagnare dall'esperto Carlo Grunemberg, nel 1673 ispezionarono le difese di Messina, ormai sull'orlo della rivolta, ed ebbe,l’esperto ingegnere, incarico, al ritorno degli Spagnoli a Messina, di rafforzare le difese e concepì la sua opera maggiore con quel capolavoro di costruzione militare del 1600 che fu la Cittadella.



Nel 1679 ebbe, quindi, incarico di realizzare l'opera da lui progettata, ma deve precisarsi che nello stesso periodo vi erano stati altri progetti meno appariscenti, mentre l'opera da lui progettata era non solo possente, ma posta a chiusura della zona falcata, come baluardo contro invasioni che potevano effettuarsi sbarcando sulle spiagge di Maregrosso, o sulla penisola per attaccare il porto. Ovviamente questa opera fu vista di malanimo dai messinesi, vessati dagli Spagnoli, e che la ritennero punitiva, per la rivolta appena conclusa tragicamente, per la circostanza che la sua forma pentagonale con spigoli vivi consentiva di bombardare anche la Città, offrendo un bersaglio molto defilato, oltre che essendo pesantemente armata per 360 gradi era difficile da conquistare.



I lavori procedettero velocemente e comportarono grosse demolizioni, nel piano Terranova di tutti i bastioni per la necessità di lasciare ampi spazi come raggio di fuoco e da usare per piazza d'armi dei soldati che occupavano la Cittadella, spazi che, ampliati dai Borboni, arrivavano fin quasi all'altezza dell'odierno viale San Martino, terreni che diventarono il piano della Mosella, lasciati ad usi agricoli da usarsi per potere bombardare la Città in caso di nuova rivolta, e che servirono per fare nascere la città in baracca dopo il terremoto.



Nel giro di pochi anni l'opera fu realizzata infatti, dal 1679 data di affidamento dei lavori, già nel 1681 doveva essere pronta porta Grazia (la data si rileva in una iscrizione) e i lavori erano quasi ultimati nell'anno successivo, tanto che il 06 novembre 1683 fu issato sulla fortezza il vessillo Spagnolo diventando operativa.



La fortezza circondata da profondi canali, con controguardie e rivellini era piena di cannoni rivolti in ogni direzione con mura possenti e taluno esterno leggermente inclinato da potere assorbile molti colpi sparati dai cannoni dell'epoca.



La cittadella si arrese solo agli Spagnoli nel 1718, agli Austriaci nel 1719, ed a Carlo III nel 1735, gravi danni furono arrecati all'opera nel 1848 durante la rivolta di Messina, restaurati alla meglio, e dall'assedio delle truppe del Generale Cialdini nel 1861 quando dovette arrendersi dopo lo scoppio di una delle Polveriere ed il tiro pesante dei nuovi e potenti cannoni a retrocarica ed ad anima rigata dislocati in tutti i punti strategici di Messina, ultima fortezza ad arrendersi nel Regno delle Due Sicilie, il 13 marzo 1861.



Dopo l'Unità d'Italia vi furono forti richieste, da parte di frange della cittadinanza, di demolire la Cittadella, vista sempre come opera repressiva del potere regio. Vennero presentate richieste e redatti progetti di demolizione ma nessuno fu mai ne approvato ne finanziato. Le autorità militari del Regno d'Italia, invece, vi acquartierarono reparti, vi allocarono il Distretto Militare, la Direzione di Artiglieria, ed altri uffici Militari.



Dopo l'Unità D'Italia fu solo realizzata una strada che portava verso la Lanterna di San Raineri, per rendere fruibili gli ampi spazi esistenti per gite domenicali e partite di calcio e verso il forte ed il Bacino di Carenaggio ed altri opifici annessi.



La cittadella fu operativa sino al 1908 quando venne danneggiata dallo sprofondamento di tutta la penisola di San Raineri, per effetto del terremoto e del maremoto, onda alla penisola di un paio di metri, danni ed alcuni crolli a costruzioni interne e fenditure nelle mura, che però resistettero bene. La penisola fu risollevata con deposito di macerie della città. Dopo, la Cittadella fu usata prima per deposito di materiali tratti dalla città distrutta, e con la ricostruzione di Messina si iniziò la demolizione del bastione Norimberga, con la dinamite per fare posto al molo omonimo, per ampliare i depositi di carbone, e quindi del bastione San Carlo per realizzare nel 1939 la Stazione Marittima, ed il San Francesco, ed altre opere esterne, per necessità contingenti. Ulteriori danni furono arrecati dai pesanti bombardamenti alleati diretti al porto ed alle infrastrutture, ai depositi ed alle stazioni, mentre negli anni 50 si mandavano operai, dei cantieri di lavoro, a demolire, parte di questa "ingombrante opera".



La famosa porta Grazia fu malamente smontata e ricollocata in piazza Casa Pia, dove oggi testimonia l'indifferenza per le cose belle, ma almeno è rimasta e non è finita altrove come le antiche grate delle finestre della Cittadella. Solo dopo cinquanta anni di degrado, e di distruzione sistematica, di tutto quello che non era occupato dalla Marina Militare, o da altri corpi militari, si piange sui disastri, anche dopo il fallimento di tutte le imprese che operavano nel campo marittimo o artigianale nella falce cui erano state assegnate o da cui erano state occupate le aree della penisola e i resti della Cittadella.



Nel Periodo Umbertino, sempre vicino la Lanterna, sorse in Tiro a Volo, mentre le aree dell'ex lazzaretto e dei vari bacini furono occupati sia dal Bacino di Carenaggio, rifatto più volte, che dall'Arsenale Militare Marittimo e da una centrale elettrica. Il Bacino di Carenaggio e l'Arsenale sono le uniche imprese che funzionano, oggi, mentre da qualche anno si ha l'attracco delle navi Ro-Ro che collegano Messina con Salerno, anche Mare Sicilia comando della M.M. è stato trasferito ad Augusta.



Imprese come i Cantieri Cassaro, che costruivano e riparavano navi, la Cesariello che produceva marmellate e confetture ed aveva come marchio la madonnina del porto, solo per citarne alcune, non esistono più. La Rodriquez che costruiva aliscafi e li esportava in tutto il mondo, effettua riparazioni e ha cambiato denominazione ed è in difficoltà.



La Degassifica, realizzata vicino la Lanterna, è chiusa da anni e crolla a pezzi, utilizzata solo qualche volta dopo la sua costruzione, è stata un fallimento e si deve decidere come smantellarla, l'inceneritore dopo essere stato aggiornato, oggi viene demolito a pezzi, si comincia a parlare di recupero e restauro di quanto resta della Cittadella e di tutta l’area circostante, ma ad ogni passo si incontrano "sorprese di ogni tipo" (munizioni, oli esausti, materiali edili ecc.) e si spera di trovare i fondi per liberare i resti della Cittadella e portarli ad un aspetto presentabile e renderli agibili dopo adeguato restauro.



Sempre per speculazione edilizia si vuole smilitarizzare tutta la penisola, ma, lasciando la presenza militare, oggi ridotta ad un ufficio della Marina Militare, alla Guardia Costiera ed al GAN della Finanza, la Cittadella, può essere recuperata ugualmente e diventare, insieme al Forte San Salvatore, alla Lanterna ed alle are attigue, un polo turistico eccezionale date le opere che ancora sono presenti non ostante la furia distruttrice dell'uomo, che poi va a ammirare, opere di pregio inferiore a queste, sia in Italia che soprattutto all'Estero dove queste sono state restaurate con i fondi europei da noi persi.
A cura di Francesco Spadaro.



28/02/2019







28/02/2019







28/02/2019


I Tram a Messina dopo il 28-dicembre
1908



Dopo il terremoto si inizia a ripensare alla ricostruzione, la vecchia società SATS viene liquidata a ne nasce una nuova, denominata sempre SATS e si pensa a ripartire, si affaccia l'ipotesi del tram a trazione elettrica, mentre si muovono i tram a cavalli che portano i messinesi verso le mega baraccopoli del piano Mosella del Villaggio Americano, del villaggio Regina Elena e di Giostra. Questi carri, aperti e con le tende svolazzanti, che dalla Stazione Centrale vanno sino a Giostra-Ritiro o sino al Villaggio Americano - Ospedale Civico, sono una spinta alla rinascita della città.



Ma trascorso del tempo si riparte con il tram a vapore con partenza dal deposito di via Maddalena. Riparte il 21 settembre 1911 il primo tram per Giampilieri anche se in esercizio provvisorio. Un paio di mesi dopo parte il primo tram della linea per Barcellona sino a Torre Faro, esteso dopo per tutta la tratta. Venne richiesto dalla società che gestisce il servizio, un tratto di terreno, a valle della via La Farina vicino al curvone Gazzi, per edificare depositi ed officine oltre che uffici. Il terreno venne concesso ed è quello oggi utilizzato dalla Municipalizzata. Un dato per tutti la tratta Messina Barcellona nel 1913 ha trasportato oltre un milione e novecentomila passeggeri.



La linea elettrica prevedeva un collegamento Messina piazza Vittoria Torre Faro; Piazza Vittoria Giampilieri; un collegamento con la Stazione F.S. e con la marittima, un collegamento Villa Mazzini con Ritiro; mentre da Granatari a Barcellona restava la trazione a vapore che non venne migliorata ma continuò ad operare con i materiali salvati dal terremoto e riparati.



La trazione elettrica decollò lentamente perché le autorizzazioni tardavano, lo sgombero delle baracche che intralciavano il percorso era lento, e poi la guerra. Solo il primo luglio 1917 fu inaugurata la linea elettrica dei tram, con le nuove vetture robuste e semplici che svolgevano servizio urbano sino a Giostra, alla Stazione ferroviaria, Torre Faro e Giampilieri. Si cominciarono a vedere trazioni con una ed anche tre rimorchiate che giravano per il nuovo viale S. Martino per collegare Gazzi con i ferry Boat o salire sino a Ritiro, con fermata a Dazio, ed in estate portare tutti agli stabilimenti balneari Principe Amedeo e Vittoria passando per la via Garibaldi, e viale Principe Amedeo( Libertà).



I dati ci dicono che furono trasportati dalla linee elettriche oltre otto milioni e mezzo di viaggiatori paganti nel 1929. Dal primo marzo 1925 i tram, come tutta la circolazione stradale in Italia passarono a tenere la destra per circolare, cosa indifferente per i tram che avevano doppie porte laterali. Nel 1928 la linea a vapore arriva sino a Bauso (Villafranca Tirrena) con poche corse giornaliere, non più a Barcellona. e nel 1932 cessa di esistere la trazione a vapore con la chiusura della linea per Bauso e la sostituzione con autobus.



Nel 1934 ,con la sistemazione di piazza del Governo, viene spostata la statua del Nettuno, su richiesta dell'allora Prefetto, e venne ristrutturata la linea aerea per l'alimentazione dei tram. Con la ristrutturazione di piazza Stazione, a seguito del rifacimento della Stazione centrale e marittima, cessa l’esercizio la linea Cairoli Stazione e la tratta Tommaso Cannizzaro Arcipeschieri che non aveva avuto successo. Sulla linea Provinciale Museo vengono immessi in servizio delle motrici a carrelli provenienti dalla dismissione di detto materiale da Modena e resteranno in servizio sino alla fine dell'esercizio.



Nel 1938 viene soppresso il servizio per Dazio - Ritiro e si parla di sopprimere tutto il servizio del tram, resta in esercizio solo la linea Giampilieri – Cairoli - Faro, che serve tutta la città. La guerra sospende momentaneamente l'idea di soppressione.



Nei primi anni di guerra la situazione fu tollerabile pochi danni e poche interruzioni di corrente solo meno tram per la riduzione di personale, ma a partire dal 1943 tutto sembrò crollare i bombardamenti sconvolgevano la linea quasi quotidianamente, non bastavano i pochi operai per rattopparla alla meglio e l'energia elettrica era ridotta o mancava, i pochi tram in circolazione venivano presi letteralmente d'assalto con a bordo il doppio delle persone che dovevano trasportare, e le persone appese ai predellini, sino alla soppressione totale del servizio.



Con l'occupazione da parte degli Alleati il 17-08-1943 inizia la tregua e i timidi tentativi di riprendere una vita normale, solo nei primi mesi del 1944 appare una parvenza di servizio con linee riaperte alla meglio e viene riattivato il servizio per Giampilieri, seguito dalla linea Provinciale Museo, e solo nel tardo 1945 riparte la linea per Torre Faro. Nel 1946 si torna verso la normalità per tirare sino al 31-12-1951 quando l’ultima motrice si ritira definitivamente in deposito. Già nel 1949 era cessato il servizio per Faro sostituito dalla linea n.8 dei Bus e quella per Giampilieri. La vetustà del tracciato, la vetustà dei mezzi, la crescita del traffico gommato leggero e pesante, un crescente passivo, segnarono la fine dei tram a Messina.



Messina passò al tutto Bus. Bisogna attendere 50 anni per riparlare e rifare il tram, per sfruttare i finanziamenti comunitari e copiare un progetto straniero e ripartire con un tram che non poteva muoversi in una corsia a raso ma con la linea protetta obbligando i costruttori a stringere marciapiedi e strade, per quel serpente che sferragliando si muove …. come un elefante.
A cura di Franco Spadaro


28/02/2019


I Tram a Messina prima del 28-dicembre 1908



Vedere circolare quel serpente argenteo che vuole dimostrare di essere veloce, nei pochi tratti rettilinei, e poi è costretto a rallentare in curva per non sviare e camminare lentamente, poco più che a passo d'uomo, per poi accelerare non appena appare un nuovo tratto rettilineo è uno spettacolo triste che richiama tempi passati della storia bella di Messina.



Un progetto copiato ed adattato alla meglio, deviato sul lungo porto dove intralcia lo sbarco dei croceristi, che deve passare dalla Stazione Centrale dove può, in caso di interruzione del restante tratto di linea, tornare indietro verso il "curvone Gazzi" e rientrare nel proprio deposito.



Un termial fatto sul torrente Bordonaro, a valle del campo Celeste, che si interfaccia con quello alla foce dell'Annunziata, proprio al Bebby park, un tragitto fatto in oltre mezzora,(se non piove) che non ha nulla da invidiare al vecchio tram a vapore, come velocità commerciale, che in meno di tre ore, arrivava a Barcellona Pozzo di Gotto, alla fine della cittadina, passando per Granatari, e per tutta la riviera ed i paesi della litoranea, lo sferragliare è molto simile la comodità è l'unica cosa molto diversa oltre al tempo passato.



Ma torniamo un attimo indietro quando nel 1890 la SATS (Società Anonima Tranvie o tramways Siciliane), che vedremo a Messina sino alla nascita della Municipalizzata (1955), fatta con capitali Belgi, inaugurò il servizio per Granatari e Torre Faro (20 maggio 1890) e il 22 dicembre 1890 il servizio fu esteso sino a Barcellona P. Gotto, con inizialmente quattro coppie di tram a vapore al giorno.



La linea lunga 52 Km, quasi tutta su strada a raso, aveva fermate i ogni paese e consentiva il collegamento di Barcellona e della riviera con Messina ancora non servita dalla ferrovia Messina Palermo inaugurata solo nel 1895, anche se la tratta era già stata sino a Barcellona realizzata. Da Messina deposito della Mosella (via Maddalena angolo U. Bassi) di dipartivano le linee urbane che passando per il porto, stazione dinanzi alla Pescheria ed il Municipio, proseguivano per la riviera nord, sino a Granatari dove la linea si biforcava per Torre Faro e per Barcellona.



Dall'altro lato invece proseguiva la tratta sino a Gianpilieri inaugurata solo nel 1894 (22 settembre) con stazione capolinea a Giampilieri arrivava prima solo a Tremestieri attraversava tutti i villaggi sulla consolare Valeria, passava dal sottovia a Mili (sotto la ferrovia Messina – Catania), dove c'era il passaggio a livello, per arrivare a Giampilieri, dove vi erano i ricoveri per le motrici a vapore.



Il 28 dicembre 1908 mentre le primi motrici, accese le caldaie, stavano mettendosi in movimento tutto crolla e il convoglio in partenza per Barcellona, dinanzi alla pescheria al porto, viene travolto, il personale scappa, la motrice ed i vagoni sono ribaltati verso la Palazzata. i binari scompaiono.



La linea è gravemente danneggiata mancano interi tratti di binario dalla dogana di Messina a Granatari anche per l'abbassamento del livello dei laghi di Ganzirri, che inghiottono la strada lato monte, per frane, cedimenti e distruzione di fabbricati.



Dopo Granatari verso Barcellonona i danni sono quasi inesistenti. Verso Giampilieri i danni sono gravissimi sul tratto urbano per crolli e cedimenti al piano stradale, mentre nei villaggi i danni sono meno gravi alla linea ferrata, solo per cedimenti del terreno e per il maremoto.
A cura di Franco Spadaro




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